Storia di un Nero Cavaliere

Topic in 'Racconti Singoli' iniziato da ElVasallo, 10 Febbraio 2019.

  1. ElVasallo

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    10 Febbraio 2019
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    I raggi del sole cadevano sulla sua schiena come se fossero piccoli tizzoni ardenti. Il caldo impietoso della Meseta spagnola faceva vibrare l'aria come la corda di una chitarra. I suoi stivali di pelle nera ormai consumati picchiavano piano nelle staffe, mentre gli zoccoli del cavallo sbattevano con un ritmo monotono sul terreno sempre uguale. ElVasallo si calò la tesa del cappello sulla fronte, per ripararsi il più possibile il viso ormai imbrunito dal sole. Riccioli di capelli neri gli cadevano sul viso e i baffi, una volta ben curati, gli davano fastidio alle labbra screpolate.
    Era un uomo a pezzi, consumato dalla fame, ma soprattutto dalla sete. Spesso miraggi di ricordi passati facevano capolino agli angoli più remoti del suo sguardo: un mosaico in fondo ad una piscina, le curve della donna amata e una corana dorata, posta su un cuscino di velluto rosso.
    Ma non poteva demordere! Lui era un uomo del Re, rappresentate della giustizia di sua maestà Alfonso d'Aviz e devoto servitore dell'adorata regina Isabella di Castiglia.
    Era stato incaricato di svolgere una pericolosa missione: recuperare l'antica ricetta della Paella Flamenca, capace di far danzare le papille gustative di un uomo morto. Si diceva che fosse protetta dai monaci di un remoto monastero, ma nessuno sapeva dove questo potesse trovarsi.
    ElVasallo aveva viaggiato in lungo e in largo, dal Portogallo fino ai porti di Valencia, attraversando montagne e dirupi. Dopo mesi di ricerca aveva finalmente un indizio: apparentemente questi guardiani si nascondevano proprio al centro della nazione, nel vasto altopiano della Meseta: tra crepacci e burroni, i posti per nascondersi non scarseggiavano.
    Ormai stremato, ElVasallo notò una strana scultura sulla parete di una piccola altura. Sembravano antiche colonne romane, ma poteva essere un miraggio. La sua mente non era più lucida e non si fidava completamente dei suoi sensi.
    Spronò il cavallo al trotto e si avvicinò quanto più velocemente possibile a quella che si rivelò un'apertura. Si sentiva il rumore di gocce che cadevano provenire da dentro la caverna e una brezza fresca rinvigorì il corpo stanco dell'Ufficiale Reale. Scesa in tutta fretta da cavallo e si gettò all'interno senza esitazione.
    L'oscurità e la frescura lo avvolsero e si sentì subito meglio. Avanzò tastando le pareti con le mani fino a che non toccò qualcosa che gli ricordò, stranamente, un pomello.

    Ma cosa... Un porta? Qui?

    Raccolse tutte le sue forze e, con assoluta sicurezza, spalancò la soglia. Una luce accecante lo constrinse a pararsi lo sguardo con le mani, mentre i suoi occhi si abituavano lentamente a quella che sembrava la luce di un tiepido sole.

    Rimase sbigottito: davanti a lui si trovava un piccolo giardino, oltre il quale si vedeva una città. Al centro di questa oasi si trovava uno strano personaggio.
    Egli disse, con tono cordiale:

    Salve! Sono Anacleto, benvenuto nelle terre di Aegloseth, fai /rules per conoscere le regole!


    ElVasallo rimase a bocca aperta. Dove diavolo era mai finito?
     
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